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Viajar descanta, ma chi parte mona torna mona

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Pachamama- Sucre

Alcuni cenni storici..prima di iniziare…questa citta’ inizialmente si chiamana Chiqusaca..poi vennero gli spagnoli e la chiamarono La Plata( perche’ era un importante snodo commerciale del ricavato delle miniere d’argento poco distanti)…infine, dopo la guerra d’indipenze Sucre. Nome in onore di Juan AntonioSucre, generale del liberador Simon Bolivar, liberatore della citta’ e primo governatore della capitale ( ora solo onoraria) della Bolivia.

Il bianco andaluso come colore dominante dei suoi edifici rappresenta una delle meglio riuscite eredita’ coloniale. Le pareti bianche, i patios fioriti e l’ampio parco Bolivar le danno quel tocco che conquista il viaggiatore.
D’una bellezza elegante e seducente come quella d’una danzatrice di flamenco, Sucre ricorda in ogni sua calle l’Andalusia.

Nonostante sia rapito..o forse proprio x questo motivo…cedo alla tentazione di rivederla domani..non stanco di passeggiare a ritmo lento per il suo centro, prima di ri-immergermi nella sua latinoamericanita’ come meravigliosamente rappresentata dall’umanita’ del Mercado.

Dandalù-Ruta de Pueblos Blancos-II

RONDA

Ronda, città che ha conosciuto romani, arabi ( a loro si deve il ponte vecchio) e spagnoli, si presenta signorile e distinta. D’aspetto curato con una punta di raffinatezza, la città ha la sua parte di maggiore attrativa nel casco historico, costruito e ancorato in una rocca a strapiombo e collegata alla parte più moderna a mezzo di un ponte.

Si passeggia facilmente nella città storica, con la giusta calma se ne apprezzano case, chiese e piccole palazzi che qui, più di altrove, hanno trovato modo di insediarsi in un contesto generale di eleganza con una pecca di snobismo.

Non so se sia proprio questo leggero tirarsela che la renda così ricercata e che le procura un’invasione di massa ( pare comunque che sia abbastanza gradita questa invasione…almeno durante il giorno…che di notte ne scompare la gran parte).

Appena arrivato qui ne ho avuto testimonianza diretta: sono riuscito, a malapena, a scampare a un’orda di nonni con guida starnazzante a condurre…un gruppo compatto a formare una testuggine che per poco non mi abbatteva, dato che mi frapponeva fra loro e plaza de espana.

Merita una menzione d’onore ( a mio parere vale di più della città stessa) la passeggiata che dalla iglesia maria auxiliadoria scende sul fianco della collina…il panorama che si vede vale da solo di più di tutta la visita in città.

GRAZALEMA

Alla fine ho ceduto…il diluvio universale che da stamattina si è riversato, il freddo, l’impossibilità di gironzolare per questo paesino mi hanno fatto desistere. Peccato per questa botta di sfiga perchè il paesino aveva tutta l’aria di essere molto bello, ma evidentemente è andata così…e non sono riuscito ad apprezzarlo…

ad onor del vero ci ho anche provato per un oretta…ma ho desistito nonostante l’ombrello diluviava con raffiche laterali di vento…e dato che ero già più che bagnato non potevo assolutamente correre rischi di pigliarmi la febbre!!!)

mi spiace per l’occasione sprecata….

LaQueridaVozDeSevilla-La Macarena

 

E oggi…oggi è  barrio macarena, santa virgen de macarena. Dopo aver visto Santa Cruz, Triana, Alfalfa e San Lorenzo.

e la Macarena lascia senza parole ma con un emozione che ti riscalda dentro fino a farti brillare gli occhi.

una plaza alameda ti riscalda il cuore, circondata da tante pittoresche  vie, un mercato rionale, dove godersi il chiacchericcio andaluso…farsi ammaliare dai locali venditori ambulanti..specchio d’una umanità varia e pulsante. una onda di corpi che fluttuono perpetuamente…che te lo fanno sembrare una qasbah.

Come ieri sera, questa è  la caliente siviglia dei sivigliani, del loro modo di vivere, del muoversi e del lavorare lentamente e chiaccherare velocemente.

Ci ho guadagnato a spegnere il cervello e aprire il cuore, x guardare macarena, e + in generale Sevilla, di pancia.

Con una punta di sana autoironia mi trovo a ridere di me stesso e dei miei mille pensieri che ogni volta mi faccio, delle mille domande che mi assilano…questa città mi entra dentro…le mie aspettative non rimangono deluse, solo ora me ne rendo conto. Mi aspettavo di trovare qui quella città che avevo a lungo cercato l’estate scorsa per la penisola iberica…quella città così speciale da innamorartene fino a farti brillare gli occhi quando ne parli. E ne ho la consapevolezza ora. Solo che questo innamorarsi è venuto alla maniera sivigliana: a poco a poco!! E’ lei che conduce la danza..caballero!

LaQueridaVozDeSevilla-Sur..Sur..Sur…

 

Venire a siviglia, anche se solo per pochi giorni per me, ha significato una tappa di una strana

cosa cominciata ormai quasi due anni fa. Questa citta’, con i suoi vicoli pieni di fiori, le sue case tinta pastello, i suoi tanti, tantissimi parchi, la sua gente disponibile, la terra rossa….e’

terra di sud.

sud come parola che descrive uno stato geografico ed uno stato filosofico: come se ci fosse , in me e forse in altre persone, una sottile linea che congiunge molti sud del mondo. molti , ma non tutti, almeno per me. non si spiegherebbe altrimenti l’emozione che mi ha scombussolato lo stomaco quando ho messo piede in aereporto e ho visto, nei campi alla periferia di siviglia la stessa terra rossa riarsa del sole di altri sud come il salento o napoli.

e allora forse esiste davvero questa linea che congiunge alcuni luoghi geografici visti e altri non ancora visti, ma ugualmente “sentiti” come parte di un unico sud. perche’ se e’ vero che in ognuno di questi ho sentito quella alchimia che li lega. altrimenti non si spiegherebbe perche’ ci siano dei luoghi che voglio assolutamente visistare e che sento come miei, in quanto parte di questa linea. non vedo altra spiegazione se non quella di intravedere, magari incosciamente questo legame che unisce l’andalusia al salento, napoli a siviglia, la sicilia a buenos aires, la puglia alla patagonia.

siviglia ha delle bellezze che si possono facilmente elencare, guardare e ammirare paesagisticamente, architettonicamente e artisticamente. quello che me’ difficile spiegare e’ quella conferma che mi ha dato dal primo giorno che sono arrivato: la conferma che il mio istinto non si sbagliava quando insisteva a farmi venire qua. perche’ qua avrei trovato un’altro pezzettino di me. un pezzettino che e’ estremamente difficile da spiegare a parole, perche’ un percorso che non ha punti fermi a cui aggrapparsi, ma come unico filo conduttore faticosamente riscontrabile in questo evanescente sud. che diventa prima di tutto condizione mentale ed emotiva prima che geografica. un filo che segue percorsi poco lineari e accostamenti inusuali. e che non so ancora dove mi portera’.

e se quella voce che tanto insistette per farmi venire qui, per dirmi che qui a siviglia avrei trovato un po’ di quel sud che tanto mi sembra chiamare in questo periodo della mia vita e che tante cose sta smuovendo in questi giorni…..questa voce…dicevo…come posso ignorarla…come posso far finta di niente quando mi sta imponendo di a proseguire nel dipanare questo filo che mi conduce verso la prossima meta.

Al Sur.

LaQueridaVozDeSevilla-Dandalù

Triana è quartiere popolare andaluso, abbastanza fuori dai circuiti di orda turistica invadente. pensandoci…è buono vedere Sevilla così..senza dover schivare l’orda puzzolente e incivile dei turisti…vedere sevilla in bassa stagione…mangiare tapas stretti e circondati solo da gente sevillana…ascoltare la voce di siviglia invernale…porta un sentimento difficile da decifrare..

mi piace passeggiare per il centro storico di siviglia, così pieno di vicoletti in pavè..di palazzi in tinta pastello…di fiori e piante rampicanti alle finestre…mi piace passeggiare per il paseo lungo del gualdaqivir..per lasciarsi cullare dal placido movimento tra le due spinde…Mi piace questa città piena di parchi…mi piacciono le case che accolgono i loro abitanti con le loro calde maioliche alle pareti.


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