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Viajar descanta, ma chi parte mona torna mona

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#Tenerife-Andarpercantine

 

 VITICOLTURA A TENERIFE

Giusto per dare due indicazioni sulla viticoltura dell’ isola di Tenerife è utile dire che il grosso della produzione di uva a baccarossa è rappresentato dal listan negro e in piccola parte dal negramoll, e in quella a bacca bianca dal listan blanco.Da queste uve si producono dei rossi vinificati in acciaio non indimenticabili ( tinto tradicional), dei rossi soverchiati da qualche mese di barrique ( tinto barrica) e un bianco (blanco afrutado) che piace molto per la sua dolcezza.

BODEGA MARBA

Il dueño Don Domingo,anche se di fretta, ci accoglie con gentilezza e voglia di raccontarsi. Nella sala degustazioni poi è orgoglioso di mostrarci tutti i premi ricevuti dai suoi vini ( alcuni vinti in portogallo e belgio per il suo rosato.

La sua bidega infatti è sinonimo di cura, dedizione e alta qualità in vigna. Mentre parla, Don Domingo, trasmette l’amore per il proprio lavoro e tutta la pignoleria che mette nella lavorazione dei suoi vini. Ho assaggiato un rosato, arte difficile, dall’interessante e delicato bouquet floreale ( rosa canina e violetta) e da una elegenza spiccata in bocca. Un vino glu glu!
Interessante anche il suo tinto barrica, con un naso di piccola frutta rossa e un soave balsamico e un tannino già abbondantemente smussato dal legno.

 

 

BODEGA DOMINGUEZ

Una altra bodega, questa volta nel pieno del paesino di Tacoronte, con una lunga storia e vigne anche di 50 anni. DOMINGUEZ cuarta generacion infatti è il nostro me di una azienda vitivinicola con una solida storia e conoscenza del territorio alle spalle. Oltre ai soliti listan negro vinificato in acciaio e al fresco listan blanco, la bodega ha l’orgoglio dì presentare dei rossi dai lunghi ( per gli standard canari) affinamenti: un negramoll e un castellana negra in purezza. Mentre il negramoll avrebbe bisogno di un anno di affinamento ulteriore in bottiglia, la castellana negra ha già dei tannini vellutati e non aggressivi.

#Bordeaux-Apologia di un incontro:Fabien e Sauternes

#ANDAR PER CANTINE

 

#APOLOGIA DI UN INCONTRO: FABIEN, VIGNERON

 

Durante una presentazione pubblica, Andrea Scanzi, dichiarò che, a differenza di altri mondi da lui frequentati, nel mondo del vino c’erano ancora dei personaggi che meritavano di essere raccontati.

Fabien, semplicemente vigneron, è uno di questi.

Vado a trovarlo nella sua campagna, a Barsac, minuscolo paesino di poche case letteraralmente circondata da distese di vigne, a mezzora da Bordeaux e 15 minuti da Sauternes.

Io sono semplicemente il custode temporaneo di questa terra, perciò devo fare in modo di preservarla per chi verrà dopo di me”.

 

Fabien ha gli occhi di un azzurro vivido,ancora più in evidenza con a fianco dei capelli sale e pepe chiusi a coda ed un andatura dinoccolata. Sin da subito per quello che è: una persona generosa, affabile e che ama circondarsi di amici.

Mentre parla della sua terra e della vite, mentre ti racconta della potatura fogliare per favorire l’aereazione tra i grappoli gli occhi gli brillano d’amore,  di quella passione che mette nella cura maniacale della sua vigna. “La terra-spiega- è stato il tesoro che mi ha consegnato mio padre e suo padre a lui molti anni prima.Io sono semplicemente il custode temporaneo di questa terra, perciò devo fare in modo di preservarla per chi verrà dopo di me”.

“Qui in Francia è difficile, molto di più che in Italia. Da voi c’è un movimento di produttori forte ed esteso, c’è una consapevolezza sul valore della agricoltura biologica. Ed io lavoro molto di più con l’italia, partecipando direttamente ad eventi come Critical Wine e Vinnatur. Sono uno dei pochissimi produttori-prosegue Fabien nel suo racconto, mentre si acciglia –a fare biodinamica in questa zona. Qui tutti fanno agricoltura convenzionale e ti prendono per matto o per un hippie.”

Un mix di esperienza, passione e sensata pazzia, Fabien è un tutt’uno con la sua vigna, fedele al credo di custode e curatore temporaneo di questa terra. E per meglio spiegarmi la sua filosofia produttiva mi fa un regalo meraviglioso conducendomi per manina dentro la sua cantina sotterranea.

Chateau Pascaud Villefranche vintage ’50 e’60

“Qui c’è il mio magazzino, ma anche il luogo della storia della mia famiglia, vignerons da almeno tre generazioni”.”Guarda”-mi dice- qui-indicandomi l’angolo dove custodisce le annate vendemmiate dal nonno. “Qui ci sono le vendemmie fatte da mio padre negli anni ’50-’60 e questa è una delle poche bottiglie rimaste della mia prima vendemmia, annata eccezzionale per il Sauternes:1982”.

Sauternes 1982

Io, con l’espressione che può avere un bambino alla sua prima volta al luna park, lo seguo rapito mentre continua il mio personalissimo giro in giostra mostrandomi altre chicche come un Puligny-Montrachet 1961, Pinot Noir vecchi di 30 anni, un Bordeaux Chateau Laftitte 1967 e un Chateau d’Yquem del 1982. Mentre stiamo chiaccherando, si informa sul mio anno di nascita per mostrami le bottiglie del 1979, che alla fioca luce al neon mostrano un color ambra-topazio da lasciare senza fiato.

Ritornati in casa ci  sistemiamo in veranda per la degustazione vera e propria. Dopo avermi fatto assaggiare diversi vini direttamente dalla barrique (vecchia, bien sur!), si apre la sessione di una verticale dei suoi Sauternes: 2016, 2015 e 2009. Metto e rimetto il naso sul calice una decina di volte mentre sguaratto il mio bicchiere del 2009, quello che più di tutti mi sembra lo specchio di Fabien. Dentro questo vino si riconoscono le mani e la testa di chi li ha fatti, rispecchia il carattere del suo produttore artigiano. Quel vino affabile, avvolgente come miele e balsamico ha tuttavia anche una superba acidità. Come la passionalità di Fabien, che si infiamma e manda a fanculo i distributori, rei di “speculare vergognosamente sul lavoro dei produttori e sulla fama del Sauternes, mentre la mia politica è quello di cercare di fare un prezzo accessibile a tutti, di vendere direttamente alle persone il frutto del mio lavoro.”

Fuori la luce autunnale di fine pomeriggio sta dipingendo un tramonto di uno struggente rosa/arancione, mentre cominciamo a salutarci dopo un intero pomeriggio passato insieme. Ma prima di dirci au revoir Fabien fa ancora in tempo a regalarmi una bottiglia del 2009 e a quasi regalarmi una bottiglia vecchia come il sottoscritto.

Ha ragione Scanzi quando parla di questi personaggi che ancora popolano il mondo del vino, e a me non resta che immensamente  ringraziare Fabien per lo straordinario incontro fatto, per il tempo, la compagnia e per essere quel che è: un vigneron. 

 

 

#Marche-Andar per Cantine

#Marche

#Andar per Cantine

Un omaggio, dovuto, ad un grande cantautore italiano, per creare la giusta atmosfera enoica per questa nuova rubrica del blog: andar per cantine.

Una rubrica, quella di andar per cantine, che è nata dalla mia passione per il viaggio e per la scoperta e dalla curiosità per l’affascinante mondo del vino. E che vorrei continuare, quando possibile, anche nei prossimi weekend o viaggi, per avere una visione se possibile ancora più ampia dei luoghi visitati. Le Marche sono una regione molto importante nel panorama vitivinicolo italiano, ragion per cui è interessante approfondire la conoscenza partendo dalla zona di Ancona e Jesi.

MANCINELLI VINI, OLEIFICIO E DISTILLERIA

* Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore ( 2016): Giallo Verdolino brillante, ottimi profumi di gelsomino, fiori bianchi e zagara. Buon Equilibrio e Ottima Struttura.  IN SEMPLICITA VERITAS


* Lacrima di Morro D’Alba Superiore (2015): Il profumo di viola invade subito il naso, seguito da confettura di piccola frutta rossa e cioccolato. Struttura da invecchiamento, armonico e rotondo e persistente.

L’AMBASCIATORE DI MORRO D’ALBA

* Stell, Passito di Verdicchio ( 2013): Verdicchio Passito prodotto solo nelle migliori annate. Un colore marsalato e ambra, profumi botrizzati e miele.

MEDITAZIONE CON CIOCCOLATO FONDENTE

LA STAFFA BIOLOGICO

*Verdicchio Classico Superiore (2016). Da Vigne di varie età. Esplode di agrumi, fiori bianchi e gelsomino al naso, persistente ed equilibrato in bocca. Produzione limitata. Se lo vendessero i francesi, questo “Verdiccheau”, te lo farebbero pagare 60€


*Rubinia, Igt Marche, 100%Montepulciano (2013). Rosso rubino impenetrabile. Dopo essere stato inebriato di confettura di amarena arriva lo speziato di pepe, cacao e vaniglia. Morbido, Elegante, Lunghissimo e ancora più speziato in bocca.

DOLCE SCOPERTA

VIGNAMATA

*Versiano Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico (2016): Ottimo equilibrio tra acidità, freschezza e profumi. Buona la struttura e l’equilibrio. ANDARE SUL SICURO


* Campaliano, Igt Marche, 80%Montepulciano 20&Sangiovese (2011): Un rosso scuro che brilla nella notte. Gentile nella sua potenza, speziato di pepe, tabacco e cioccolato amaro. Lungo e ampio in bocca. Il miglior rosso bevuto nelle Marche. Rapporto qualità prezzo imbarazzante. In una degustazione alla cieca surclasserebbe molti rossi più famosi. VINO DI STATURA SUPERIORE

*Incrocio Bruni 54, Igt Marche (2015) . Negli anni ’30 il prof. Bruni incrocia Verdicchio e Sauvignon Blanc. Ne esce fuori questo piccolo vino di nicchia, che unisce i profumi agrumati del Verdicchio e la mineralità del S.B. Fresco e beverino, ha un solo difetto: il produttore ha finito tutte le bottiglie.

 

SalentoMeStaPresciu-vino&cazzate

Vino&Cazzate

 

Negli ultimi anni il settore vitivinicolo salentino ha conosciuto una nuova fama, grazie all’eccellente lavoro in termini migliorativi di molti produttori. La ricerca della qualita’ e’ diventato il volano per riaffermare l’importanza di radici e territorio. Alcune cantine,tra le altre, hanno sviluppato questo concetto. E sono andato a trovarle.

 

Cantina Due Palme

#girandoliere #salento #wine #cantinaduepalme

La prima tra le cantine visitate e’ stata Due Palme, cooperativa da 10 milioni di bottiglie l’anno ed un esempio virtuoso di connubio  tra terroir, qualita’ e tecnologia.

Salice Salentino riseva 2010: complesso, spiccatamente speziato e  con gradevoli sentori balsamici. Dorato di una persistenza importantissima. Avvolge morbidamente il palato. Vino da amare.

Malvasia Nera 2015:fresco e delicato, con sentori di marasca e more. Morbido e avvolgente. Piacevole sorpresa.

 

CANTELE

Cantele è una bella azienda agricola e realtà produttiva in quel di Guagnano, piccolo paese all’interno della DOC  Salice Salentino. Particolarmente apprezzata la visita tra cantina e degustazione:siamo stati accolti da Alex e guidati da Federica nel percorso in un atmosfera conviviale che trasmetteva passione per il proprio lavoro. Li conoscevo da prima, ma ho aprofittato dell’occasione per degustare 3 vini che mi incuriosivano

Rohesia Brut Metodo Classico :spumante metodo classico da uve Negramaro. Ho trovato molto interessante l’idea di sfruttare la naturale acidità del negramaro. Ne risulta un vino fresco, con decisi sentori di panificazione, armonico e abbastanza equilibrato. Discreta la mineralità. Spero che Cantele ci creda e continui perchè ha margini di miglioramento.

Fanoi (2011): top di gamma secondo l’azienda, è un primitivo in purezza con lungo passaggio in legno a smussare gli angoli. Complesso nel fruttato ,con sentori di sottobosco e confettura di marasca, con un’avvolgenza esaltante. Tannini ancora da smussare completamente. Sulla strada della gloria!

Le Passanti(2014): il mio primo vino passito da uve Fiano lascia la bocca piacevolmente piena di frutta tropicale e pesca sciroppata. Abbastanza persistente e armonico, si presenta come una gradita scoperta.

 

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