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Viajar descanta, ma chi parte mona torna mona

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Dandalù-Ruta de Pueblos Blancos-II

RONDA

Ronda, città che ha conosciuto romani, arabi ( a loro si deve il ponte vecchio) e spagnoli, si presenta signorile e distinta. D’aspetto curato con una punta di raffinatezza, la città ha la sua parte di maggiore attrativa nel casco historico, costruito e ancorato in una rocca a strapiombo e collegata alla parte più moderna a mezzo di un ponte.

Si passeggia facilmente nella città storica, con la giusta calma se ne apprezzano case, chiese e piccole palazzi che qui, più di altrove, hanno trovato modo di insediarsi in un contesto generale di eleganza con una pecca di snobismo.

Non so se sia proprio questo leggero tirarsela che la renda così ricercata e che le procura un’invasione di massa ( pare comunque che sia abbastanza gradita questa invasione…almeno durante il giorno…che di notte ne scompare la gran parte).

Appena arrivato qui ne ho avuto testimonianza diretta: sono riuscito, a malapena, a scampare a un’orda di nonni con guida starnazzante a condurre…un gruppo compatto a formare una testuggine che per poco non mi abbatteva, dato che mi frapponeva fra loro e plaza de espana.

Merita una menzione d’onore ( a mio parere vale di più della città stessa) la passeggiata che dalla iglesia maria auxiliadoria scende sul fianco della collina…il panorama che si vede vale da solo di più di tutta la visita in città.

GRAZALEMA

Alla fine ho ceduto…il diluvio universale che da stamattina si è riversato, il freddo, l’impossibilità di gironzolare per questo paesino mi hanno fatto desistere. Peccato per questa botta di sfiga perchè il paesino aveva tutta l’aria di essere molto bello, ma evidentemente è andata così…e non sono riuscito ad apprezzarlo…

ad onor del vero ci ho anche provato per un oretta…ma ho desistito nonostante l’ombrello diluviava con raffiche laterali di vento…e dato che ero già più che bagnato non potevo assolutamente correre rischi di pigliarmi la febbre!!!)

mi spiace per l’occasione sprecata….

Dandalù- Ruta de Pueblos Blancos

EL BOSQUE

Eccomi…qui mi sono sentito veramente fuori dal mondo…qui nada telefono e nada internet. E’ qui, in realtà che comincia la vera Ruta de Pueblos Blancos…e il dolce cantilenato andaluso si fa più chiuso più ermetico al neofita.

Una prima rapida salita e salgo verso il centro del paese prendendola dal fianco destro, cercando l’avvicinamento laterale e non quello frontale….dopo un centinaio di metri, ansimante, sono in cima. Il tempo di renderme conto e subito mi imbatto nello sguardo di un anziano seduto sulla porta…metà curioso metà diffidente…in quello sguardo riesce a trasmettere tutta l’atavica diffidenza verso lo sconosciuto…quello sguardo che mi sa tanto da paesino del meridione d’Italia. Non è ostilità, ma ricerca di comprensione verso quel viso sconosciuto che, per sua stessa natura, non gli genera rassicurazione.

In un ora di saliscendi, sbuffi e copiosi rivoli di sudore il paesino lo giri tutto…ne apprezzi l’intatta rusticità montanara…quelle meravigliose case bianche di calce, la quiete…gli incredibili squarci che si aprono sulla Sierra de Cadiz…

ARCOS DE LA FRONTERA

Il bianco luccicante abbaglia da tanto è intenso…complice probabilmente la giornata senza una nuvola in questo giugno andaluso…

tutt’altro che villaggio…questa cittadina, o almeno il suo centro storico costruita su uno sperone di roccia a strapiombo sul rio Guadalete, come si può ammirare guardando dal parapetto di calle Peña.

Mi inerpico ancora più faticosamente di ieri….sarà il caldo delle ore centrali…saranno le strade più ripide…saranno le casette d’un bianco accecante…a guadagnarmi la vista…

Ma arcos lo sa di essere bella e in un certo senso “da cartolina”…e lo sanno probabilmente anche i suoi abitanti ( sicuramente i suoi amministratori!!!)…come si può negare d’altronde che possieda un indiscutibile fascino?

Incontro sopratutto inglesi e qualche americano…guiri ( come vengono chiamati in dandalù) in numero abbastanza elevato per essere ancora non in stagione….

la prima sgradevole sensazione, inizialmente scacciata ( a torto!!!), comincia a farsi strada man mano che procedo nel mio peregrinare ( con 36° gradi è proprio il caso di dirlo!!!!) procede lungo la ciudad vieja….

insomma Arcos non si risparmia nel concedersi ad una tipologia di turismo usa e getta…o spremi e butta se si preferisce la definizione.

Veramente un peccato…perchè la cittadina bella lo è veramente…lo è probabilmente di più di altre che ho visto ( anche se la mia preferenza…almeno per ora…rimane a Vejer!!)

Dandalù-Vejer de la Frontera

scappo…di mattina presto da una Cadiz ingorda di turisti ….sorseggio un cafe’ solo di fretta ad un bar di vecchi del posto, attratti dal mio grande zaino. Scappo da una città su cui avevo aspettative migliori, non lo nego…

scappo in provincia…su una collinetta a metà strada tra Cadiz e la punta di Tarifa, scappo nel paesino di Vejer. Idea nata per caso, come spesso mi accade, si rivela molto azzeccata.

Appena arrivato cerco un hostal trovato chissà come in internet e non lo trovo…ma faccio subito l’esperienza con la candida gentilezza andalusa: mi fermo ad un tabacchino a chiedere dove è questo hostal….il tabaccaio si offre di accompagnarmi…tanto sono un centinaio di metri…e fatti 20 metri incrociamo il proprietario in un baretto la’ vicino…il viejo dueño mi prende in consegna e mi scorta fino in camera

Vejer…tutte queste casine bianche di calce che si arrampicano intorno alla collina a formare la città vecchia. Lascia la macchina, se ce l’hai,, giù ed esplora il labirinto di calles e scale, fatti guidate solo dalle svolte causali del tuo istinto, ascolta gli odori, affina i sensi, chiudi gli occhi e vai…

il piacere e la voglia di perdersi in questo ripido piccolo labirinto di saliscendi è parallelamente proporzionale alla gioia della riscoperta del piacere che ti assale, svoltando ad una curva…inciampi in un mirador con vista panoramica sulle colline circostanti.

Mi ci voleva proprio….antitodo migliore a tutte le paranoie e alle fatiche di una gola dolente e di uno zaino pesante…

qualcuno scrisse e cantò..per la stessa ragione del viaggio viaggiare….

ps: appena posso metto anche un po’ di foto….è che ho qualche problemino con internet….

Dandalù- Cadiz Capital

sottotitolo: la ultima que se va es la experanza…no es la barriga!!!

Cadiz ha una lunga storia ed un’alta considerazione di sé….

nacque come avamposto dei fenici, che costruirono su questo spuntone di roccia un loro primo insediamento e porto, Gadiz appunto. Si susseguirono Romani (Julia Augusta Gaditana, da cui ancor oggi sono chiamati gli abitanti), gli arabi poi ( Qadis) e infine, con la reconquista gli spagnoli. E finalmente la città ebbe pace e un nome duraturo: Cadiz.

Questa piccola excursio storica la devo a Javi, uno dei due cugini argentini che mi ha gentilmente ospitato ieri e che conoscendo la storia della città me l’ha raccontata!!!

Stamattina, dopo una giornata campale passata al cazzeggio e alla playa, ho cominciato a gironzolare per la parte più antica di questa cittadina che ha la forma di una lancia lunga e stretta che termina in un pugno ( la definizione è copyright di Giulia).

Mi sono concentrato, nella prima parte di mattinata, nella riva destra del casco historico, tra plaza Sevilla e Plaza de España, con una piccola ma significativa deviazione dalle parti della Cattedrale.

Armato di curiosità mi sono addentrato nei vicoletti della città vecchia, bella testimonianza della commistione di costruzioni di più epoche come ogni tanto capita nelle città di mare che si affacciano sulla vasca da bagno del Mediterraneo.

Il grazioso piccolo labirinto di vicoli sembra fatto apposta per dare la breve sensazione di perdersi…ma qui la mappa della città è abbastanza superflua….dopo due o tre incroci sbuchi immancabilmente su un paseo fronte mare!!!

Molta caruccia, sopratutto se fatta nell’orario prima di cena è la passeggiata sul lungo mare dalla parte opposto, dove si trova la playa preferita dai locali, la Cayeta.

Si gode di un ottima vista sulla cattedrale, con una suggestiva luce….magari accompagnata da una cervecita in riva all’oceano….

Dandalù-Mi amor

che bello perdersi…ha una dolcezza sublime la consapevolezza del sentirsi perso….

che emozione, appena sceso dal bus, sentirti finalmente arrivato a casa…apprezzare in punta di sorriso il dolce cantilenato andaluso…fare un respiro a pieni polmoni dopo tanti giorni di apnea.

Ah pura vida!!!! pura vida `perdersi a gironzolare tutta la sera tra Macarena e l’Alameda, scoprendo, con quello sguardo perso, che Sevilla no ha perso un briciolo di quel fascino che me la rende cos¡ amata cos¡ speciale.

Inutile cercare di resistere al mio amor…battaglia persa in partenza…perchè è impossibile, per me, essere razionale e posato nei suoi confronti…..

mi immergo dolcemente, lasciandomi trascinare in questa passeggiata serale da odori, suoni e visi, mi scopro ad assorbire tutto, acriticamente e senza filtri.

Continuo a passeggiare, poi mi fermo in alameda a fare quattro chiacchere e bere una cerveza…alameda, il tempio e simbolo della vita dei sevillanos…troppo caldo per restare in casa…molto meglio uscire…tuffarsi in questa pura vida.

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