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Viajar descanta, ma chi parte mona torna mona

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Eireann-Baile Átha Cliath


Siamo alla fine…allora è vero…Dublino per concludere questa immersione magica tra elfi e fate….Si avvicina il momento più duro di tutti i viaggi: quello in cui sto aprendo la porta di casa al ritorno!!
Sinceramente, anche se con tutte le giustificazione dettato dal periodo, Dublino mi ha un poco deluso…forse mi aspettavo qualcosa di più oltre ad un bel parco e alla zona del Temple Bar….
Sarà che non vedo la magia che ho respirato per tutta questa decade agostana….non ho ascoltato storie di magia…non ho avuto quel contatto umano….o forse semplicemente non ho trovato quella bellezza dei paesini del sud irlanda…o la meraviglia della natura a ovest….
Bye Bye Eireland….i’ll come back….i miss the Donegal and Belfast…this is a promise!!!

Eireann- Aran Island

 

INISMORE…
A distanza di qualche chilometro da Gallway, in un piccolo paese adibito ad escusivo uso di porticciolo, prendiamo il ferryboat per Inismore. L’isola di Inismore è la più grande delle tre isole che vengono comunemente chiamate Aran e che sono divenute conosciute grazie al meravigliosamente struggente film, “The Man of Aran”, del 1922 del documentarista Robert Flaherty.
Che cosa è quest’isola se non una terra estremamente pietrosa e con una dimensione fuori del tempo. All’imbarcadero, appena arrivati, affittiamo delle scassatissime biciclette per poter girovagare in libertà, perdere lo sguardo tra campi brulli, pietre ovunque e il blu immenso dell’atlantico.
E pedali…pedali…pedali…su è giù….per stradine di pietra…e ripensi alla vita qui…al rapporto tremendo che i suoi abitanti devono avere con il mare….fonte di vita e di morte…
e pedali sino che a arriva al “Don Aegus”….arrivi….ti fermi. e poi capisci. Da lì sopra capisci che cosa vuole dire vivere in simbiosi con l’oceano, cosa vuol dire guardare ciò che ti fa vivere e che fa morire. E anche se la caccia allo squalo non si fa più da quasi un secolo ti resta appiccicato alla pelle quella sensazione che dà la lontana sensazione che dà un rapporto così simbiotico.
Il “Don Aegus” è fondamentalmente una difesa, una sorta di barriera che gli abitanti avevano cominciato a costruire in un punto della scogliera particolarmente alto: adatto alla difesa e alla vista precoce dell’arrivo di nemici. La leggenda vuole che si siano fermati a metà della costruzione…quando, guardando verso il basso, i costruttori si resero conto che in una scogliera alta circa 80 m che dava su un oceano turbolento nessun nemico sarebbe riuscito ad attraccare e abbandonarono l’opera in quanto inutile!!!
questa è irlanda….pensando a voce alta..l’isola di una popolo generoso attaccato in maniera staordinaria alla propria terra e sopratutto alla propria fantasia….

METTI UNA SERA AL PUB A INISMORE….
Sono un popolo di chiaccheroni….con una scura in mano…e vincendo un poco timidezza…ti può capitare di sentire storie incredibili…Non sono formali e si lasciano andare praticamente subito. E allora scopri di più di mille guide…
Metti una sera al pub a inismore….metti un paio di guiness e due avventori…e scoprirai delle storie incredibili…
e ti capita che un ragazzo ti racconti perchè mai questa piccola isola è costellata di tutti quei muretti bassi e divisori in forma quadrata! Semplice…perchè c’erano tanti di quei sassi che nn sapevano dove metterli!!!!!
E stai estasiato ad ascoltare un prete ( cattolicissimo naturalmente!!) che ti racconta che lui è il pastore di tutti gli abitanti dell’isola….uomini…fate…e quando abitava nel Connemara anche degli elfi dei boschi vicini!!!!

Eireann-Limerick


LIMERICK
Bisogna ammetterlo: Limerick è veramente brutta. Ha un che di città post-industriale devastata dai resti delle industrie portuali e sembra, in quanto a bruttezza, non avere nulla da invidiare alle città operaie inglesi.E quindi non resta, dopo un breve giro al King John’s castle, che buttarsi al pub. Non uno qualunque, naturalmente, ma da “Nelly la porca”, che leggenda vuole sia l’irish pub più vecchio d’irlanda: spilla birra dal 1200!!!

LA CONTEA DI LIMERICK
Ma lasciamo alle spalle Limerick, seconda città d’irlanda, e seguiamo la riva sinistra dello Shannon, rituffiamoci nella rigenerante campagna irlandese.
E qui che seguiamo i suggerimenti della padrona del B&B, un donnone talmente autoritario da essere stata immediatamente soprannominata “cop”, che visitiamo il discreto Celtic Park e il paesino di Adare.
Ma la vera gioia sta nel perdersi in queste stradine, ad uno dei tanti incroci tra mulattiere di campagne…è qui la gioia della scoperta, condivisa con un branco di mucche al libero pascolo, che scopriamo un piccolo angolo di mondo, un laghetto al tramonto con una luce struggente.
Eccola qui l’Irlanda magica che aveva fatto innamorare un adolescente con tanta fame di scoperta verso il mondo…primo segno di quella insaziabile curiosità che lo porta a voler sempre ripartire…ogni volta che torna.

CLIFF OF MOHER
Contea di Clare, costa centro-ovest d’iIrlanda. una giornata di sole
Le cliff….non sono semplicemente delle scogliere…sono la testimonianza della Natura
che ti incute timore…che ti blocca e ti lascia senza fiato. Volevo portare i miei amici a vedere le cliff, viste tanti anni fa in una giornata uggiosa, per provare a descrivere loro la tempesta di emozioni che scatenò dentro la loro semplice vista.
Peccato per la giornata di sole…che permette di spaziare lontano con lo sguardo…ma non riesce a rendere l’idea della superiorità naturale.

Eireann- Contee di Wexford-Waterford-Tipperary


WEXFORD

Appena atterrati al Dublin Airport abbiano noleggiato una macchina e siamo partiti in direzione sud: contea di Wexford. Dobbiamo arrivare in questo piccola paesino all’estremità sud-est dell’isola di smeraldo a recuperare la quinta, Chiara, che ci raggiunge via nave dalla Cornovaglia.
Ora, con la formazione al completo siamo in 5 che gironzoliamo per il porticciolo: oltre a me sono venuti Spadino, Binco e mio fratello Michele.
La N 11 ci regala cielo plumbeo e piovvigionoso, ma sopratutto ci dà il primo contatto con il sud dell’Irlanda. La strada stalale attraversa tutta la provincia del Leinster, passando in mezzo a paesi e villaggi, regalandoci il meglio del paesaggio urbano del sud dell’Irlanda. Un festival di colori dipinge un dolce susseguirsi di piccole case, pub e chiesette di campagna restituendo ai nostri occhi avidi il piacere della vista.

CONTEA DI WATERFORD
Il giorno dopo lasciamo il sud-est per andare in direzione Waterford e addentrarci nel Munster, una delle 5 provincie irlandesi. Oltre alle già citate Leinster e Munster ci sono il Connemara, che copre pressaporto la parte ovest e nord-ovest dell’isola, e la provincia dell’Ulster. Quest’ultima provincia ha conosciuto ed è conosciuto per vicende politiche e militari che hanno visto atrocità e violenze in una spirale cominciata nel 1700 che ancora oggi non ha visto una definitva e duratura fine.
A partire dal ‘500, per ragioni politiche la monarchia inglese incoraggiò finanziariamente dei coloni protestanti nella regione nord orientale dell’isola, fomentando e incoraggiando agitatori religiosi a biechi fini politici: volevano creare un
enclave protestante in una regione a maggioranza cattolica per creare divisioni all’interno della popolazione irlandese e così avere in pugno la situazione.
Questa politica sporca di finanziamento di agitatori e squadracce paramilitari fece sì che, nel corso del ‘900 e durante il lento processo di indipendenza irlandese, anche da parte cattolica si crearono bande armate. Questo significò la prima sassiola, la prima bomba, omicidi, quartieri-ghetto, coprifuoco per gli abitanti, reparti anti-sommossa e attentati. Tra la fine degli anni ’60 del XX° secolo e gli inizi degli anni ’70 Belfast, Derry e l’ulster diventarono il campo di battaglia di una odiosissima e merdosissima guerra civile tra irlandesi. Violenza chiama violenza in una spirale da incubo. A questo proposito segnalo il bel film di Paul Greengrass “Bloody Sunday”.

Facciamo una breve visita a Waterford, la città delle 3 sorelle o dei fiumi che si incrociano qui prima di gettarsi tutti insieme a mare. Sicuramente godibile una passeggiata di un paio di ore lungo il centro pedonale ricco di negozietti, in particolare di cristalleria, specialità locale alla quale sembra ci tengano molto.
Dopo Waterford, ci immergiamo nella campagna irlandese della contea con l’obbiettivo di raggiungere il rock of Cashel, castello-cimitero celtico.
E di fronte allo spettacolo bucolico che vediamo intorno a noi, Binco esclama: “avevi ragione Gianni….adesso ho capito perchè la chiamano l’Isola di Smeraldo!!”

Eireann-come back home

Dublin Airport 4 pm (ora locale)
L’atterraggio è stato abbastanza morbido…poche nuvole…il pilota della Ryan Air non ci ha fatto fare grandi sobbalzi….si è appoggiato al suolo…piano piano….
ho guardato fuori dal finestrino…un pallido sole a rischiare la campagna irlandese…ammetto che il primo pensiero è stato:”bentornato a casa, dear!!”.

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