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Viajar descanta, ma chi parte mona torna mona

#Tenerife-Sur

#TenerifeSur-Los Gigantes y Los Cristianos


La parte più interessante della mia permanenza nel sud dell isola è stata sicuramente a los Gigantes. AnChe con uno sguardo rapido e approssimativo come il mio la differenza si nota immediatamente non solo per il clima sicuramente più mite. O forse proprio per questo che la parte sud di tenerife è letteralmente invasa da orde di turisti nord europei che fuggono dal gelo del continente.

Los Gigantes, frazione di Santiago del Teide, possiede una concentrazione mostruosa di alberghi orrendi con pochi eguali ( abano terme per dirne uno) ed è una delle mete preferite di pensionati europei. Ti pare pure di cattivo gusto andarci tanto abbassi l’età media!
Ma e’ dal suo piccolo porto che partono le escursioni per andare ad ammirare l’imponenente muraglia di roccia de los acottilados e cercare di vederebda vicino, nel loro abitat naturale, i delfini tropicali. Mammiferi d’acqua d’intelligenza sopraffina che, con pazienza infinita, sopportano la marea di barche e turisti con smartphone alla ricerca di un video da mostrare agli amici al ritorno. Io compreso, por supuesto!

#Tenerife-SantaCruzDeTenerife-Laguna

 

SANTA CRUZ DE TENERIFE

Santa Cruz è il capoluogo dell’isola di Tenerife, nonchè il primo posto dove incomincia questo giretto spensierato alle isole Canarie, Spagna.

La città ha delle similitudini con altre città di mare: un gugantesco e bulimico porto con alle spalle un agglomerato urbano che si arrampica sulle montagne. Un po’ mi ricorda una Trieste meno matta e affascinante. Il centro è costituito da una serie di viali dove trovare i vari templi dello shopping capitalista. La parte più interessante sono la miriade di  tapas bar, tascas e  ristoranti sempre pieni che danno vitalità al centro amministrativo di Tenerife.

SAN CRISTOBAL DE LA LAGUNA

Una delle città più antiche dell’isola è stata costruita nel XX secolo secondo uno stile coloniale che ho già incontrato in altre parte del mondo:in Bolivia e in Argentina per esempio.

Il centro  ha un fascino che solo  quel l’architettura coloniale sa dare:  l’armonia e la pulizia di una architettura bella e sobria allo stesso tempo. La città è anche il centro universitario dell’isola, ragion per cui pullulla di localini e cafe sempre pieni all’inverosimile.

A qualche minuto di guagua (il nome locale per il bus)  si trova un mirador in cui si riesce a restare a bocca aperta per lo spettacolo che regala la visuale sulle valli circostanti, su metà dell’isola e, dietro le nuvole, il turbolento vulcano Teide. In mezz’ora il tempo è cambiato cinque volte: munitevi di k-way e non ve ne pentirete!

 

#Bordeaux-Apologia di un incontro:Fabien e Sauternes

#ANDAR PER CANTINE

 

#APOLOGIA DI UN INCONTRO: FABIEN, VIGNERON

 

Durante una presentazione pubblica, Andrea Scanzi, dichiarò che, a differenza di altri mondi da lui frequentati, nel mondo del vino c’erano ancora dei personaggi che meritavano di essere raccontati.

Fabien, semplicemente vigneron, è uno di questi.

Vado a trovarlo nella sua campagna, a Barsac, minuscolo paesino di poche case letteraralmente circondata da distese di vigne, a mezzora da Bordeaux e 15 minuti da Sauternes.

Io sono semplicemente il custode temporaneo di questa terra, perciò devo fare in modo di preservarla per chi verrà dopo di me”.

 

Fabien ha gli occhi di un azzurro vivido,ancora più in evidenza con a fianco dei capelli sale e pepe chiusi a coda ed un andatura dinoccolata. Sin da subito per quello che è: una persona generosa, affabile e che ama circondarsi di amici.

Mentre parla della sua terra e della vite, mentre ti racconta della potatura fogliare per favorire l’aereazione tra i grappoli gli occhi gli brillano d’amore,  di quella passione che mette nella cura maniacale della sua vigna. “La terra-spiega- è stato il tesoro che mi ha consegnato mio padre e suo padre a lui molti anni prima.Io sono semplicemente il custode temporaneo di questa terra, perciò devo fare in modo di preservarla per chi verrà dopo di me”.

“Qui in Francia è difficile, molto di più che in Italia. Da voi c’è un movimento di produttori forte ed esteso, c’è una consapevolezza sul valore della agricoltura biologica. Ed io lavoro molto di più con l’italia, partecipando direttamente ad eventi come Critical Wine e Vinnatur. Sono uno dei pochissimi produttori-prosegue Fabien nel suo racconto, mentre si acciglia –a fare biodinamica in questa zona. Qui tutti fanno agricoltura convenzionale e ti prendono per matto o per un hippie.”

Un mix di esperienza, passione e sensata pazzia, Fabien è un tutt’uno con la sua vigna, fedele al credo di custode e curatore temporaneo di questa terra. E per meglio spiegarmi la sua filosofia produttiva mi fa un regalo meraviglioso conducendomi per manina dentro la sua cantina sotterranea.

Chateau Pascaud Villefranche vintage ’50 e’60

“Qui c’è il mio magazzino, ma anche il luogo della storia della mia famiglia, vignerons da almeno tre generazioni”.”Guarda”-mi dice- qui-indicandomi l’angolo dove custodisce le annate vendemmiate dal nonno. “Qui ci sono le vendemmie fatte da mio padre negli anni ’50-’60 e questa è una delle poche bottiglie rimaste della mia prima vendemmia, annata eccezzionale per il Sauternes:1982”.

Sauternes 1982

Io, con l’espressione che può avere un bambino alla sua prima volta al luna park, lo seguo rapito mentre continua il mio personalissimo giro in giostra mostrandomi altre chicche come un Puligny-Montrachet 1961, Pinot Noir vecchi di 30 anni, un Bordeaux Chateau Laftitte 1967 e un Chateau d’Yquem del 1982. Mentre stiamo chiaccherando, si informa sul mio anno di nascita per mostrami le bottiglie del 1979, che alla fioca luce al neon mostrano un color ambra-topazio da lasciare senza fiato.

Ritornati in casa ci  sistemiamo in veranda per la degustazione vera e propria. Dopo avermi fatto assaggiare diversi vini direttamente dalla barrique (vecchia, bien sur!), si apre la sessione di una verticale dei suoi Sauternes: 2016, 2015 e 2009. Metto e rimetto il naso sul calice una decina di volte mentre sguaratto il mio bicchiere del 2009, quello che più di tutti mi sembra lo specchio di Fabien. Dentro questo vino si riconoscono le mani e la testa di chi li ha fatti, rispecchia il carattere del suo produttore artigiano. Quel vino affabile, avvolgente come miele e balsamico ha tuttavia anche una superba acidità. Come la passionalità di Fabien, che si infiamma e manda a fanculo i distributori, rei di “speculare vergognosamente sul lavoro dei produttori e sulla fama del Sauternes, mentre la mia politica è quello di cercare di fare un prezzo accessibile a tutti, di vendere direttamente alle persone il frutto del mio lavoro.”

Fuori la luce autunnale di fine pomeriggio sta dipingendo un tramonto di uno struggente rosa/arancione, mentre cominciamo a salutarci dopo un intero pomeriggio passato insieme. Ma prima di dirci au revoir Fabien fa ancora in tempo a regalarmi una bottiglia del 2009 e a quasi regalarmi una bottiglia vecchia come il sottoscritto.

Ha ragione Scanzi quando parla di questi personaggi che ancora popolano il mondo del vino, e a me non resta che immensamente  ringraziare Fabien per lo straordinario incontro fatto, per il tempo, la compagnia e per essere quel che è: un vigneron. 

 

 

#Bordeaux-Apologia di Bordeaux

#Apologia di Bordeaux

Si tratta di condensare, ora, in righe e parole le impressioni, i colori, gli stupori di una visita lunga quasi una settimana.  Tratteggiare dunque in qualche espressione la notevole cura delle vetrine dei negozi, arredate con gusto e spruzzate di pastello, o il grazioso pavè di strade e piazzette che ingentiliscono il centro storico di Bordeaux, Patrimonio Unesco.

#bordeaux #placebourse

Città che dà l’impressione di essere molto viva e vivibile, senza essere rovinata da eccessi di traffico e congestioni disturbanti. Bordeaux possiede ai miei occhi italiani quell’eleganza e gusto tipicamente francesi che le dona una piacevolezza nel viverla.

Ad uno sguardo distratto potrebbe  anche risultare poco evidente, ma sottolo la scorza si intuisce un florido tessuto economico e commerciale. Dietro le quinte si muovono persone e soldi con molta discrezione. Certo il vino è un motore economico importantissimo in città-e lo si capisce immediatamente- dallo sfarzo e dal prestigio degli chateaux e dalla immensa fama del Sauternes.

Sauternes 1982

Ma l’aria che si respira a Bordeaux è quella di una città-porto con l’anima commerciale. Protetti dagli imponenti ed eleganti palazzi, i mercanti bordolesi seguono la sinuosa serpentina della Garonna, come fosse un cordone ombelicale che nei secoli li congiungeva con il mondo anglosassone. Se una volta il canale prilivegiato era con l’aristocrazia inglese, ora la Garonna porta l’oro rosso degli chateaux fino alle ricche sponde al di là dell’Atlantico.

#Marche-Andar per Cantine

#Marche

#Andar per Cantine

Un omaggio, dovuto, ad un grande cantautore italiano, per creare la giusta atmosfera enoica per questa nuova rubrica del blog: andar per cantine.

Una rubrica, quella di andar per cantine, che è nata dalla mia passione per il viaggio e per la scoperta e dalla curiosità per l’affascinante mondo del vino. E che vorrei continuare, quando possibile, anche nei prossimi weekend o viaggi, per avere una visione se possibile ancora più ampia dei luoghi visitati. Le Marche sono una regione molto importante nel panorama vitivinicolo italiano, ragion per cui è interessante approfondire la conoscenza partendo dalla zona di Ancona e Jesi.

MANCINELLI VINI, OLEIFICIO E DISTILLERIA

* Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore ( 2016): Giallo Verdolino brillante, ottimi profumi di gelsomino, fiori bianchi e zagara. Buon Equilibrio e Ottima Struttura.  IN SEMPLICITA VERITAS


* Lacrima di Morro D’Alba Superiore (2015): Il profumo di viola invade subito il naso, seguito da confettura di piccola frutta rossa e cioccolato. Struttura da invecchiamento, armonico e rotondo e persistente.

L’AMBASCIATORE DI MORRO D’ALBA

* Stell, Passito di Verdicchio ( 2013): Verdicchio Passito prodotto solo nelle migliori annate. Un colore marsalato e ambra, profumi botrizzati e miele.

MEDITAZIONE CON CIOCCOLATO FONDENTE

LA STAFFA BIOLOGICO

*Verdicchio Classico Superiore (2016). Da Vigne di varie età. Esplode di agrumi, fiori bianchi e gelsomino al naso, persistente ed equilibrato in bocca. Produzione limitata. Se lo vendessero i francesi, questo “Verdiccheau”, te lo farebbero pagare 60€


*Rubinia, Igt Marche, 100%Montepulciano (2013). Rosso rubino impenetrabile. Dopo essere stato inebriato di confettura di amarena arriva lo speziato di pepe, cacao e vaniglia. Morbido, Elegante, Lunghissimo e ancora più speziato in bocca.

DOLCE SCOPERTA

VIGNAMATA

*Versiano Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico (2016): Ottimo equilibrio tra acidità, freschezza e profumi. Buona la struttura e l’equilibrio. ANDARE SUL SICURO


* Campaliano, Igt Marche, 80%Montepulciano 20&Sangiovese (2011): Un rosso scuro che brilla nella notte. Gentile nella sua potenza, speziato di pepe, tabacco e cioccolato amaro. Lungo e ampio in bocca. Il miglior rosso bevuto nelle Marche. Rapporto qualità prezzo imbarazzante. In una degustazione alla cieca surclasserebbe molti rossi più famosi. VINO DI STATURA SUPERIORE

*Incrocio Bruni 54, Igt Marche (2015) . Negli anni ’30 il prof. Bruni incrocia Verdicchio e Sauvignon Blanc. Ne esce fuori questo piccolo vino di nicchia, che unisce i profumi agrumati del Verdicchio e la mineralità del S.B. Fresco e beverino, ha un solo difetto: il produttore ha finito tutte le bottiglie.

 

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